L’ABUSO - RACCONTO - ASCOLTO - ACCOGLIMENTO

A CHI E’ RIVOLTO?

 

Persone che in qualche modo sono stati coinvolti nei casi di abusi, direttamente o indirettamente.

Abusi sessuali , abusi di potere, abusi verbali, abusi di confini etc.

E che hanno voglia di uscire dal silenzio

 

Gli incontri vogliono essere un momento di confronto sulla storia personale di ciascuno, con un particolare focus sul tema del abuso – fisica e psicologica –, che in qualche misura, chi più chi meno, tutti nella vita abbiamo incontrato. 

Il gruppo  sarà lo spazio di incontro entro il quale iniziare ad esplorare e sperimentare il delicato rapporto tra le parti bloccate e le risorse disponibili presenti in ciascuno di noi. 

 

 

LE SERATE AVRANNO CADENZA MENSILE, UN MARTEDI AL MESE.

PARTENZA INCONTRI 22 GENNAIO ORE 20.30

 

FACILITATORE DELLE SERATE TAPANI MONONEN,

“ Rimanere in silenzio ci mangia dentro, distrugge l’anima! Parlarne, anche con grande fatica iniziale, aiuta !! “

 

 

 

Dichiaro che i termini guarigione, cura, salute e quelli affini vengono da me utilizzati in chiave spirituale ed olistica ai fini di stimolare l’evoluzione interiore dell’individuo. Io, Tapani Mononen, in quanto facilitatore dichiaro di non essere medico né psicologo e pertanto non emetto diagnosi, e le eventuali attività ivi svolte sono esclusivamente tecniche di accrescimento della consapevolezza, non costituendo né sostituendo in alcun modo alcuna terapia medica, psichiatrica, psicanalitica e/o psicologica, né le prescrizioni del proprio medico curante.

Tapani Mononen

APPROFONDIMENTO SPECIFICO SUL TEMA DEL ABUSO SESSUALE

 

All’interno dei vari servizi alla persona si sta sviluppando in maniera naturale quello che può essere definito un sostegno per coloro che hanno subito, nell’infanzia o meno, un abuso e che desiderano elaborarlo.

Come tanti già sanno la vita mi ha portato a farne esperienza e grazie alle tecniche che poi ho sviluppato anche a livello professionale son riuscito a superare, come io definisco, il mio buco nero. 

Sono anche sostenitore dell’idea che un facilitatore che lavora direttamente al servizio della persona con tematiche così delicate avrà una sensibilità diversa se già personalmente ha avuto la “ fortuna “ di fare questo tipo di esperienza, elaborarla per poi permettersi di essere al servizio di chi ha bisogno.

Nel momento in cui si subisce un abuso da parte di una persona cara nel bambino si crea una frammentazione del sé; troppo intenso e devastante per quella piccola creatura. Di conseguenza per sopravvivere si ha la tendenza a condurre una vita non del tutto reale, di illusione dove il bambino o bambina non son più presenti, hanno letteralmente perso la fiducia nel genere umano e quindi per loro è più facile isolarsi in un mondo perfetto dove non c’è tempo. Perché sto presente nella realtà ed a me stesso allora affiora quella bolla di dolore.

A volte il nostro inconscio elimina del tutto i ricordi annessi all’evento, quindi nel momento in cui capita che si realizzi l’abuso e affiorano i ricordi l’unica modalità per uscirne sani di mente è una lenta e seria elaborazione. Per il sistema nervoso inizialmente è troppo!! Proprio per questo motivo la stragrande maggioranza dei casi cercano vie di fuga come la negazione o certi tipi di meditazione dissociativa o il pensiero positivo. Possono essere utili fino ad un certo punto, perché se non accetto che c’è una parte buia dentro me che spinge per uscire non potrò mai definirmi libero completamente. 

L’unica soluzione che un facilitatore ha dinnanzi ad un cliente del genere è accompagnarlo con i suoi tempi ad entrare dentro di sé, in quella bolla di dolore. Il passo più importante e arduo è riconoscere che quel bambino non ha colpe per ciò che è accaduto, è lui la vittima! Comprendere questo passaggio può solo che aiutare a dare voce a quella parte dentro di noi che ancora urla, scalpita e vorrebbe essere protetta e difesa.  Sentirla e viverla pienamente per poi completamente rinascere. A volte potrebbero esserci delle difficoltà: si ha la tendenza a ricadere continuamente nelle domande “ Perchè a me?”  “ Sono io che ho sbagliato qualcosa?”  “  Me lo sono meritato? “.  Tutto normale e nulla di impossibile da superare.

Successivamente al riconoscimento della propria parte bambina c’è un’ulteriore gradino da affrontare. Smetterla di prendere le difese del carnefice e accettare l’accaduto. Essendoci stato un carnefice le difficoltà più grandi che ho riscontrato nei casi che si sono affidati a me sono due: 

- la disidentificazione dal ruolo di vittima.  Perché se accetto quello che è accaduto non potrò più usare l’evento in sé come scusa per cadere in una forma di vittimismo. Se non si esce da questo ruolo tossico si rischia seriamente di proiettare all’esterno tutti quei personaggi che rappresentano il mio mondo ideale o addirittura il carnefice stesso. Un cane che si morde la coda.

- smetterla di prendere le difese del carnefice e prendere atto che quello che è accaduto è reale.

L’unica cosa che sento di condividere di cuore e pancia è che la realtà non la si può cambiare, la si può solo accettare e trasformare consapevolmente quella “debolezza” nel nostro punto forte.

 

Tapani Mononen


 

STUDIO CHA_TAPANI MONONEN

VIA SAN GIORGIO, 44 - TRICESIMO

 

TAPANI MONONEN

tel. (+39) 388 0496240

e-mail: tapanino@hotmail.com